Come sfruttare al meglio un piccolo spazio — secondo gli esperti della lista AD100 2026.
Progettare un ambiente di piccole dimensioni è sempre una grande sfida, ma anche un’opportunità per mettere in gioco competenze e creatività. Quando lo spazio è ridotto, ogni scelta conta: ricorrere ad arredi su misura e e a pochi pezzi selezionati con cura, è fondamentale per valorizzare ogni angolo e ottenere soluzioni funzionali senza rinunciare allo stile. Allo stesso tempo, una selezione attenta delle cromie e delle luci può trasformare radicalmente la percezione dell’ambiente, amplificandone il volume e aumentando la luminosità. Materiali, finiture e disposizione degli elementi d’arredo non sono semplici aspetti decorativi, ma componenti chiave per creare spazi accoglienti e armoniosi.
Abbiamo quindi chiesto ad alcuni designer della lista AD100 2026 come sfruttare al meglio un piccolo spazio.
I consigli di Storagemilano
«Un ambiente di dimensioni ridotte richiede un gesto progettuale capace di concentrare in pochi metri quadrati una visione chiara e coerente. Nei piccoli spazi, la complessità non deve essere negata, ma tradotta in un gesto preciso: un’idea forte che ordini lo spazio e ne definisca il carattere. Questo gesto può essere architettonico, attraverso un taglio, una direzione, un asse visivo; oppure può diventare un elemento d’arredo che, per posizione, dimensione e matericità, diventa esso stesso architettura. Un esempio efficace è l’inserimento di un blocco grande, monolitico e materico: una grande armadiatura a tutta altezza collocata strategicamente».
«Una cromia dominante e chiara - un tono burro, un bianco caldo o un colore deciso applicato in continuità all over - contribuisce a dilatare la percezione dello spazio. Pareti in cementino, pavimenti in microcemento oppure un parquet originale resinato con epossidica a rullo, nello stesso colore delle pareti, sono tutte soluzioni efficaci per creare un guscio monomaterico. La continuità visiva è fondamentale: riduce la frammentazione, elimina i confini e permette allo sguardo di scorrere senza interruzioni. Così, la percezione del piccolo si attenua e lo spazio acquista una nuova dignità».
«In un ambiente ridotto, la luce diventa uno strumento progettuale decisivo. Le fonti luminose non devono essere forti né centrali, ma intime, calde e diffuse. Meglio privilegiare lampade da appoggio e applique rispetto a corpi a soffitto troppo diretti: la luce calda, la possibilità di utilizzare un dimmer e le ombre morbide contribuiscono a generare profondità e a donare allo spazio una dimensione più accogliente. Una pluralità di punti luce - distribuiti e variati per altezza e intensità - permette infine di ottenere ambienti mutevoli, avvolgenti e dinamici».
«L’arredo, in questo contesto, diventa elemento narrativo. Non è solo completamento, ma vera e propria dichiarazione di identità. In un guscio omogeneo e monocromo, ogni oggetto emerge con maggiore forza: una poltrona dalle forme eleganti, un tavolo dalle linee nette, un volume in ottone, un vaso in vetro materico, punti di intensità. È importante selezionare pochi elementi, ma scelti con cura: materiali che dialogano per contrasto - il legno con il metallo, il vetro con il tessuto - purché all’interno di un vocabolario coerente di forme pulite, tessuti neutri, dettagli misurati. Piccole fughe espressive sono non solo consentite, ma necessarie: un oggetto in legno scuro, un tocco di colore, un’opera d’arte, un pezzo vintage spostano il baricentro emotivo dello spazio e lo rendono identitario».
I consigli di Marcante Testa
«Talvolta, in spazi ridotti, progettiamo dei veri e propri “kit di montaggio” pensati per rendere estremamente semplice il montaggio, lo smontaggio o la modifica degli arredi. Come nella Fun House di Ken Isaacs o nell’Abitacolo di Munari, l’arredo diventa spazio, condensando più funzioni in un’unica struttura. Realizziamo elementi leggeri, facili da assemblare, dai costi contenuti e modulabili in base alle necessità di chi abita. Nel progetto di Juan-les-Pins, ad esempio, i letti non sono solo luoghi dove dormire: diventano camere da letto, librerie, spazi contenitivi e veri e propri dispositivi che possono aprirsi o chiudersi verso l’esterno a seconda delle esigenze».
«Nel nostro lavoro cerchiamo sempre di far dialogare l’architettura degli interni con gli arredi, in particolare quelli su misura. Come ci ha insegnato Umberto Riva - architetto che amiamo profondamente sin dai tempi dell’università - è l’architettura a generare l’idea dell’arredo, e non il contrario. Nel progetto di via De Togni a Milano, il disegno degli arredi diventa uno strumento indispensabile per incorniciare e orientare le prospettive visive all’interno degli ambienti, ma anche verso l’esterno ampliando la percezione dello spazio. Tutto avviene attraverso un equilibrio attento tra materiali, colori, arredi e forme dell’abitare contemporaneo».
«Abbiamo anche sperimentato l’uso di micro-architetture centrali agli ambienti, che contengono bagno, cucina e lavanderia e che, come una cerniera, articolano lo spazio circostante. Una serie di pannellature consente a questa “scatola architettonica” di aprirsi per lasciar filtrare la luce, oppure di chiudere gli spazi adiacenti per garantire privacy, ad esempio alle zone notte. Tutti gli impianti vengono convogliati in un unico punto, ottimizzando tempi e costi. L’abitazione diventa così un unico grande spazio fluido, organizzato attorno a una micro-architettura centrale: nel progetto di Parigi, ad esempio, una piccola “casa rossa” diventa il cuore più intimo dell’intero appartamento».
«Il colore - così come i materiali, oggetto di una nostra costante ricerca nell’abitare — può diventare uno strumento importante e immediato per definire gli spazi e alleggerire la presenza degli arredi, ad esempio mimetizzandoli con le pareti. In questa casa a Milano (foto in alto), abbiamo individuato l’area del tavolo semplicemente applicando una resina sul parquet esistente, come un “tappeto” che ne delinea il perimetro e chiarisce la funzione. Altre volte, invece, l’arredo a parete diventa parte integrante della parete stessa».
I consigli di Palomba Serafini Associati
«Il primo passo nella progettazione di un piccolo spazio è osservare attentamente da dove arriva la luce naturale. Sfruttare al meglio ogni raggio di luce è fondamentale: quella zona diventa il luogo ideale per le attività diurne, come leggere, lavorare o pranzare. Ad esempio, un tavolo orientato verso la luce e circondato da qualche pianta trasforma l’angolo in un piccolo rifugio luminoso e accogliente. La natura può entrare in casa in tanti modi: le piante possono crescere non solo nei vasi, ma anche sulle pareti e perfino sul soffitto. Mantenere un contatto con il verde è essenziale per rendere anche un piccolo ambiente più vivo e piacevole da abitare».
«In un piccolo spazio, la luce ideale è diffusa e morbida, che non abbagli, cioè serale o notturna. Nei punti in cui si svolgono attività specifiche - leggere, cucinare, lavorare - serve invece una luce più concentrata e diretta, che accompagni senza disturbare. Non è necessario illuminare tutta la casa in modo uniforme: basta che ogni zona dedicata a un’azione abbia la sua luce, dalla cucina per cucinare, al living per rilassarsi, fino all’angolo lettura. In questo modo lo spazio diventa più accogliente, funzionale e anche più piacevole da vivere».
«Un punto fondamentale è mantenere i bagni con porte piccole, massimo 70 cm di passaggio, e avere un bagno molto semplice. Il pavimento può essere in cemento resina antiscivolo. Da abolire tutto ciò che è lucido, mattonelle e superfici brillanti. Un grande specchio tondo, con una luce a destra e una a sinistra basterà per illuminare tutto il bagno. E se il bagno non ha finestra, meglio: le finestre servono di più al resto della casa».
«La semplicità è un elemento chiave negli spazi ridotti. Significa progettare ambienti neutri: se il pavimento è in legno, le pareti possono assumere una nuance accogliente, come un color sabbia, e lo stesso vale per il soffitto. Chi ama il bianco, invece, può optare per una “scatola” completamente bianca, magari in resina. Ognuno sceglie il proprio approccio, perché lo spazio si riempirà di colori, oggetti, dettagli, tessuti, tappeti e altre informazioni visive. La scatola deve rimanere semplice e basica, ma allo stesso tempo occorre introdurre un elemento che dia energia all’ambiente».
«Possiamo affidarci a piccoli gesti sorprendenti per trasformare un piccolo spazio in un luogo intimo e personale. Un esempio? Un tappeto rosso oppure una carta stampata con un disegno che ci appartiene, da applicare alla parete anche semplicemente con dello scotch nella parte alta e lasciandola svolazzare liberamente in basso, senza cornici né rifiniture. Potrebbe sembrare un intervento improvvisato, ma non lo è. Quello che chiamiamo “finto errore” - l’imperfezione controllata - è ciò che aggiunge calore, umanità e carattere. Perché le cose troppo perfette non funzionano per gli esseri umani».
I consigli di Studioutte
«Lavorare con un approccio monocromatico – utilizzando un unico colore, chiaro o scuro che sia – permette di creare un effetto avvolgente, quasi “nido” o cocoon, e allo stesso tempo di conferire allo spazio una forza omogenea che ne neutralizza la scala. Tuttavia, l’efficacia di questo metodo non risiede nell’applicare lo stesso identico colore in ogni superficie, ma nel giocare con sottili variazioni di nuances. Lo stesso colore, declinato in finiture lucide o opache, cambia radicalmente la percezione visiva; inoltre, può essere arricchito da toni leggermente diversi a seconda dei materiali utilizzati. Questi delicati spostamenti – ad esempio un bianco lucido e opaco, un tono più caldo per gli infissi, dettagli metallici sparsi – creano continuità e armonia, restituendo agli spazi ridotti una sensazione di unità, ariosità e leggerezza».
«Nascondere tutti gli elementi tecnici all’interno di boiserie, nicchie o sistemi a scomparsa è una strategia efficace, soprattutto negli spazi ridotti. L’impiego di questi elementi consente di integrare perfettamente gli arredi con l’involucro architettonico, sfruttando ogni vuoto disponibile. Ne è un esempio un bilocale situato in un antico palazzo pugliese, dove tutti i fianchi dello spazio living sono rivestiti in boiserie di legno, dietro le quali sono nascosti dressing, TV e altri elementi tecnici. I pannelli sono progettati con lo stesso identico stile delle porte di passaggio verso gli ambienti secondari, creando continuità visiva e armonia. Questo approccio “ripulisce” l’ambiente dal caos visivo, ne aumenta la leggibilità e restituisce flessibilità anche agli spazi più contenuti».
«L’utilizzo di materiali riflettenti – come lacche, vetri opalini e metalli – consente di far riverberare la luce anche attraverso piccoli dettagli, valorizzando ogni angolo della stanza. Questa scelta non è solo estetica: elementi trasparenti, laccati, semiriflettenti o metallici veicolano la luce, amplificando la percezione dello spazio e impreziosendo gli interni, anche quando si tratta di ambienti ridotti. In un minimalismo assoluto ma caldo, dove il rigore e la semplicità dominano, i vuoti assumono un ruolo fondamentale: in spazi piccoli, ogni dettaglio conta e serve a far “parlare” lo spazio, rendendolo vivo e accogliente».
I consigli di Locatelli Partners
«Anche in una stanza di dimensioni ridotte è possibile immaginare di vivere in un grande palazzo: l’ambiente da arredare diventa così solo una delle sue sale. Questo cambio di prospettiva libera la creatività, permettendo di pensare in grande e di progettare soluzioni che coniughino funzionalità, stile e armonia, indipendentemente dalla metratura».
«Non bisogna limitarsi alla dimensione orizzontale: guardare verso l’alto apre nuove possibilità. Utilizzare le pareti con scaffalature alte, librerie o moduli sospesi permette di sfruttare al massimo l’altezza disponibile, liberando il pavimento e conferendo leggerezza all’ambiente. Questo approccio non solo amplia la percezione dello spazio, ma guida anche lo sguardo verso l’alto, creando una sensazione di apertura e respiro negli ambienti più compatti».
«L’inserimento di specchi e superfici in vetro è un trucco efficace per ampliare visivamente gli spazi. La riflessione della luce naturale e artificiale non solo rende l’ambiente più luminoso, ma crea anche una percezione di profondità, facendo apparire la stanza più ampia e ariosa. In questo modo, anche gli spazi più contenuti possono sembrare aperti e accoglienti».
«In un ambiente contenuto, la qualità tattile delle superfici incide direttamente sulla percezione complessiva. Un pavimento continuo come il linoleum, privo di fughe e leggermente cedevole al passo, introduce una sensazione di morbidezza che favorisce il benessere. Allo stesso modo, un parquet vissuto può restituire calore e “umanità” al suolo, contribuendo a rendere lo spazio accogliente e misurato».
I consigli di Giuliano Andrea dell’Uva
«Un esempio calzante è la casa che abbiamo a Capri, scoperta da mia moglie e affidatami quasi come una sfida. In questo progetto, abbiamo privilegiato l’estensione del grande giardino piuttosto che aumentare la superficie coperta, valorizzando così il contatto con l’esterno. Le antiche volte sono state restaurate e i serramenti ridisegnati secondo il loro disegno originale, rispettando l’architettura storica. Quando si lavora al restauro di strutture d’epoca, la scelta dei serramenti e delle finestre è fondamentale: non solo determinano l’ingresso della luce, ma contribuiscono anche all’armonia complessiva del manufatto, integrando funzionalità e estetica in ogni dettaglio».
«Per gli interni, abbiamo organizzato due camere da letto nel primo blocco: una destinata ai miei figli, arredata con un letto Bonacina degli anni ‘60, e l’altra con un antico letto ottocentesco. Entrambe le camere hanno accesso al bagno, dove ho inserito il set di sanitari Gardenia, progettati da Antonia Campi negli anni ‘60 per Richard Ginori, unendo eleganza storica e funzionalità moderna. Sotto il pergolato, sorretto da colonne in cemento tipiche dell’architettura locale, ho collocato la cucina, caratterizzata da una grande isola in acciaio verniciato realizzata su misura secondo il mio disegno. Nel piccolo blocco di sinistra, la zona giorno è stata concepita con flessibilità: può trasformarsi all’occorrenza in una stanza per gli ospiti, rendendo ogni metro quadrato perfettamente funzionale senza rinunciare allo stile».
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