Una casa studio insolita, fra i colori del Mediterraneo e il mood dei Paesi Baschi
A due passi dal fiume Manzanares, questo studio di Madrid è la nuova casa di Guillermo Trapiello, cofondatore di Tornasol Studio. Insieme alla interior designer Ana Cubas è riuscito a trasformare questi 60 m2 nell’ambiente perfetto per lavorare, riposare e ricevere.

Una casa studio molto particolare a Madrid: Casa Albero si allontana dallo spazio di lavoro convenzionale per diventare un’oasi di pace tra un progetto e l’altro.
Non è un magazzino, non è un laboratorio, e nemmeno una casa studio nel senso classico del termine: è una casa. Quando Guillermo Trapiello, cartografo, designer e cofondatore di Tornasol Studio (insieme a Inés Llasera), si è reso conto di non voler riunire tutta la sua vita nello stesso edificio, ha smesso di cercare di uno spazio multifunzionale nella zona sud di Madrid - una nuova area in voga tra gli artisti - per concentrarsi sulla realizzazione di una casa che fosse, semplicemente e senza mezzi termini, uno “spazio domestico ed edonistico”. C’è stato un momento in cui ho aperto gli occhi e mi sono detto: ‘Hai già un posto dove andare a lavorare, non te ne serve un altro’. Così ho iniziato a cercare appartamenti con meno spazio, più vicini e che mi permettessero di concentrarmi su ciò che mi piace di più: cucinare e stare con gli amici”, racconta entusiasta Trapiello.
È così che il creativo ha ideato questo appartamento di 70m2 a Madrid (sessanta calpestabili), vicino al fiume Manzanares. L’abitazione, in un modesto edificio degli anni ‘30, “presenta soffitti bassi, un caratteristica della zona, che abbiamo sfruttato per creare una stanza in più che potesse essere utilizzata come magazzino”. L’architetto Ana Cubas, amica di Trapiello fin dai tempi dell’università, ha collaborato alla ristrutturazione della casa studio a Madrid e ha subito saputo vedere al di là della disposizione originale. “L’appartamento era rimasto chiuso per anni ed era eccessivamente suddiviso. In quegli anni le persone avevano bisogno di avere molte più stanze di adesso, anche in case piccole come questa, quindi lo spazio era sfruttato molto male”, ricorda Cubas, che aggiunge che questo progetto ha dato loro la possibilità di lavorare in tandem: “siamo colleghi fin dalla laurea, anche se io sono sempre stata più concentrata sul mondo dell’interior design. È stata una fortuna essere insieme in questa avventura, perché abbiamo potuto sviluppare il progetto ognuno dal proprio ambito e dalla propria prospettiva”.
Progettare per uno
Quando si progetta la propria casa - e a maggior ragione, in questo caso, per cognizione di causa -, si può commettere l’errore di farsi prendere la mano e trasformare lo spazio in una sorta di luogo di sperimentazione a mo’ di puzzle a cui spesso manca un pezzo. Tuttavia, Trapiello e Cubas si sono allontanati dallo stereotipo più classico di della “casa creativa” per dare vita a un appartamento equilibrato e confortevole che nasconde, dietro la sua apparente semplicità, uno storytelling affine al suo proprietario. “Infatti, la premessa del cliente sei tu, è un tuo desiderio totale e assoluto e hai la libertà di fare ciò che vuoi. Sapere di non dover passare attraverso tanti filtri può essere un’arma a doppio taglio, per questo bisogna essere esigenti”, spiega Trapiello. “È una fase in cui si ha molta libertà”, dice Cubas, “e bisogna mettere dei limiti”, aggiunge.
I desiderata iniziali sono cambiati considerando le condizioni (reali) dell’appartamento, organizzando lo spazio a mano a mano che la demolizione procedeva. “Per noi erano fondamentali diverse cose: generare una ventilazione trasversale, combinare la disposizione della pianta e fare in modo che la cucina fosse aperta sul resto della casa”, dice Cubas. Così, il progetto si è rapidamente trasformato in quello che vediamo ora, uno studio a due piani unito da un’area centrale in cui si trovano il bagno e la lavanderia. “Ci piaceva l’idea di passare da una grande stanza all’altra attraverso un’area più compressa”, dicono. Questo gioco fra gli ambienti è supportato dalla palette colori, assolutamente bianca per pareti e soffitti, in giallo ocra per il pavimento in micro-cemento e verde per la cucina. “È un modo per portare lo sguardo su quello che è importante, gli oggetti di Guillermo”, spiega Cubas. “Ed evoca anche i colori dell’Estremadura, dove abbiamo il nostro laboratorio Tornasol. In questo momento, sono in macchina in mezzo alla campagna, è esattamente quello che vedo”, ci dice Trapiello al telefono. Una calma visiva che aiuta il designer a staccare la spina tra un lavoro e l’altro e che funge da tela bianca per i suoi oggetti e mobili.
Pareti neutre
“Quando sono entrato nell’appartamento mi sono reso conto che non volevo appendere nulla alle pareti”, ricorda l’inquilino a proposito della sua grande collezione di arte, stampe e dipinti. “Volevo che questo spazio fosse molto neutro, non ho sentito il bisogno di riempirlo. In effetti, contenitore e contenuto sono stati molto presenti l’uno nell’altro durante l’intero processo: “Quello che mi succede sempre è successo anche qui. Tutti i mobili che realizzo sono fatti pensando a ciò che mi piace. In questo caso è stato così, ho rivisto i pezzi che già avevo e che volevo inserire (come la lampada Atardecer) e ne ho creati altri ad hoc (come il tavolo Gofre) per l’appartamento”. Il resto dei suoi tesori è disposto nella grande libreria a muro nel soggiorno-camera da letto e funge da espositore di souvenir.
Infine, ci fermiamo all’ingresso della casa, dove la cucina, compreso il tavolo da pranzo (progettato da Trapiello e che può ospitare fino a dieci persone), è il fulcro dell’attività quotidiana. “Volevamo che questa stanza, che è anche quella che accoglie quando si entra, non fosse scontata, ma avesse il carattere di un txoko”, dice il direttore creativo. Questo tipo di locale, molto diffuso nei Paesi Baschi e in Navarra, ha le sembianze di un centro sociale e sono un misto tra un club per amici e un centro gastronomico. “Qui tutto è basso, gli armadi e le dispense sono collocate dal piano di lavoro in giù, per non dare troppo nell’occhio. È uno spazio progettato per stare insieme e divertirsi”, dice Ana.
Articolo originale pubblicato su AD Spagna, adattato da Paola Corazza.













