Tutta la storia delle “case” del Festival di Sanremo, dal Casinò, delle prime edizioni, fino all’iconico Teatro Ariston
Ripercorriamo con le foto d’epoca l’evoluzione del Festival di Sanremo attraverso i suoi luoghi più iconici, dallo storico Casinò, frequentato dal jet set internazionale, fino al Teatro Ariston, protagonista indiscusso della kermesse.

Festival di Sanremo: tutto quello che c’è da sapere sui luoghi che hanno ospitato dal Casinò al Teatro Ariston.
Sanremo, prima ancora che capitale del Festival della canzone, è stata a partire dai primi anni del 900, una piccola capitale del cinema. Qui, dove si parlavano correntemente inglese e francese, si dava appuntamento per la villeggiatura il jet set internazionale (re, regine, zar, nobili) e si costruivano magnifiche ville con parchi e vista sul Mediterraneo, un uomo originario di Piacenza portò la magia dei Fratelli Lumière nei locali dell’Eden Concert, diventato nel 1907, grazie alla visione di Carlo Vacchino, il Cinematografo Sanremese. «Mio nonno era amico di Stefano Pittaluga, giovane noleggiatore di film genovese», racconta Walter Vacchino nel libro Ariston. La scatola magica di Sanremo appena uscito da Salani.
«Il cinema attirava le folle, e lui decise di portarlo a Sanremo, che era una realtà più piccola di Genova, per avere maggiore rilevanza». Vide giusto. La famiglia (Carlo muore nel 1919 di Spagnola) risponde alla crescente richiesta di intrattenimento prendendo in gestione il Teatro Principe Amedeo, poi il Tabarin Florida, poi ancora il Cinema Centrale, dove, grazie all'intraprendenza del giovane Aristide Vacchino la contaminazione fra cinema e teatro diventa la caratteristica fondante di quello che sarà, un giorno, il Teatro Ariston. Dopo la guerra arriva la gestione del cinema all'aperto il Giardino, nell’area in cui a partire dal 1953 iniziano i lavori di costruzione dell’Ariston.
La multisala? L’hanno inventata a Sanremo
L’idea è la più ambiziosa possibile. Progettare un teatro che sia anche la prima multisala in un centro cittadino: un cinema teatro a livello strada, 7 sale sotterranee per dirottare su Sanremo il mercato del cinema, come a Cannes. I regolamenti non lo permettono così il sogno diventa altro: un cinema teatro da 2000 posti, i magazzini Standa sotto, altri magazzini e un cinema all'aperto di oltre 1000 posti sul terrazzo. «La natura ibrida dell'Ariston è stata sempre un vantaggio», commenta Walter Vacchino. «Lo rende flessibile e ospita qualunque cosa si possa organizzare, non solo il Festival della canzone, ma i congressi, i concerti agli eventi, i balletti, le presentazioni. Questo era il principio alla base dei vecchi teatri, che erano il punto di incontro tra mondi differenti. Da questo incontro si genera l'emozione».
La storia del festival inizia al Casinò di Sanremo
Progettato in stile Liberty dall’architetto francese Eugène Ferret nei primi anni del Novecento, il Casinò di Sanremo ospitò la prima edizione del Festival di Sanremo così come lo conosciamo oggi, il 29 gennaio 1951, nel Salone delle Feste. La manifestazione, condotta da Nunzio Filogamo, presentatore televisivo e radiofonico, si svolse nell'indifferenza delle poco meno di duecento persone ancora intente a cenare nel Giardino d’Inverno del Casinò, ignare dell’evento storico a cui stavano assistendo. Quella sera si esibirono i cantanti Duo Fasano, Achille Togliani e Nilla Pizzi, che vinse l'edizione con la canzone nazional-popolare Grazie dei fiori: nasceva così il primo Festival della Canzone Italiana. L’anno successivo, Nilla Pizzi fu ancora la protagonista assoluta della competizione, aggiudicandosi tutte e tre le posizioni del podio con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere e Una donna prega. Il vero successo del Festival, tuttavia, arrivò solo negli anni ’60 e, poco tempo dopo, nel 1976, quando la kermesse assunse una portata nazionale, il Festival della Canzone Italiana venne trasferito al Teatro Ariston, sua sede attuale.
E il Festival di Sanremo arriva al teatro Ariston
È il 1977, data storica: il Festival di Sanremo trasloca all'Ariston. Lo fa per l’inagibilità della sede storica, snobbato dalla Rai che ne trasmette solo l'ultima serata, e dall'industria discografica, che non ci crede più. Però va in onda, per la prima volta a colori e per la prima volta con cantanti inattesi, piccoli show personali che diventeranno il pepe delle edizioni successive, ospiti internazionali di grande peso… Tra un successo in ascesa, qualche battuta di arresto, piccoli scandali, conduzioni felici e altre dimenticabili, il Festival di Sanremo continua, anno dopo anno uguale a se stesso e sempre diverso, oggi moltiplicato in tutte le sue configurazioni(la nave Costa, il palco in piazza Colombo, il Casinò, il Glass, Santa Tecla).
Fiori, poltroncine e chandelier
«Avere un teatro ti permette di essere sempre anche l'architetto», dice Walter Vacchino, che, con una laurea in economia e commercio, ha accarezzato il sogno di prenderne un'altra in architettura. Scenografie, materiali, velluti, fiori, luci…«Si crea una comunicazione con lo spettatore, di cui interpreti i desideri. La magia del teatro è questa: l'energia di tutti quelli che ci lavorano è come se venisse raccolta dai mattoni. La materia è magnetica. Il pubblico la sente e la restituisce sotto forma di emozione», continua. Dal punto di vista strettamente architettonico, l'Ariston «cambia i muscoli ma non la pelle». Ovvero: velluti, tendaggi, legni, lampadari (Venini e Barovier & Toso) e specchi sono quelli originali, disegnati all'epoca (cambiano gli impianti, nascosti alla vista). Speciali le poltroncine, disegnate da Walter Vacchino in persona, per prediligere la funzione sulla forma: devono essere facilmente smontabili e trasportabili, con schienali rimovibili, sottili e, ovviamente, comode.
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