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Tutta la storia delle “case” del Festival di Sanremo, dal Casinò, delle prime edizioni, fino all’iconico Teatro Ariston

Ripercorriamo con le foto d’epoca l’evoluzione del Festival di Sanremo attraverso i suoi luoghi più iconici, dallo storico Casinò, frequentato dal jet set internazionale, fino al Teatro Ariston, protagonista indiscusso della kermesse.

Nada cantante San Remo palco fiori microfono teatro ariston
La cantante italiana Nada (Nada Malanima) mentre canta la canzone “Ma che freddo” fa al 19° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Sanremo, 1969. (Photo by Mondadori via Getty Images)
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La cantante e attrice italiana Ornella Vanoni si esibisce al 15° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Sanremo, gennaio 1965. (Foto di Mondadori via Getty Images)Mondadori Portfolio/Getty Images

La multisala? L’hanno inventata a Sanremo

L’idea è la più ambiziosa possibile. Progettare un teatro che sia anche la prima multisala in un centro cittadino: un cinema teatro a livello strada, 7 sale sotterranee per dirottare su Sanremo il mercato del cinema, come a Cannes. I regolamenti non lo permettono così il sogno diventa altro: un cinema teatro da 2000 posti, i magazzini Standa sotto, altri magazzini e un cinema all'aperto di oltre 1000 posti sul terrazzo. «La natura ibrida dell'Ariston è stata sempre un vantaggio», commenta Walter Vacchino. «Lo rende flessibile e ospita qualunque cosa si possa organizzare, non solo il Festival della canzone, ma i congressi, i concerti agli eventi, i balletti, le presentazioni. Questo era il principio alla base dei vecchi teatri, che erano il punto di incontro tra mondi differenti. Da questo incontro si genera l'emozione».

La storia del festival inizia al Casinò di Sanremo

Milva orchestra festival di Sanremo batteria musicisti Casinò di Sanremo.

La cantante italiana Milva (al secolo Maria Ilva Biolcati), con uno scintillante abito argentato, si esibisce sul palco del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo con la canzone Un sorriso, davanti ai musicisti dell'orchestra, 1969.

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Il cantante italiano Peppino Di Capri (Giuseppe Faiella) mentre prova la canzone “Non lo faccio più”, che vincerà la 26ª edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Sanremo, febbraio 1976. (Foto di Mondadori via Getty Images)Mondadori Portfolio/Getty Images

Progettato in stile Liberty dall’architetto francese Eugène Ferret nei primi anni del Novecento, il Casinò di Sanremo ospitò la prima edizione del Festival di Sanremo così come lo conosciamo oggi, il 29 gennaio 1951, nel Salone delle Feste. La manifestazione, condotta da Nunzio Filogamo, presentatore televisivo e radiofonico, si svolse nell'indifferenza delle poco meno di duecento persone ancora intente a cenare nel Giardino d’Inverno del Casinò, ignare dell’evento storico a cui stavano assistendo. Quella sera si esibirono i cantanti Duo Fasano, Achille Togliani e Nilla Pizzi, che vinse l'edizione con la canzone nazional-popolare Grazie dei fiori: nasceva così il primo Festival della Canzone Italiana. L’anno successivo, Nilla Pizzi fu ancora la protagonista assoluta della competizione, aggiudicandosi tutte e tre le posizioni del podio con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere e Una donna prega. Il vero successo del Festival, tuttavia, arrivò solo negli anni ’60 e, poco tempo dopo, nel 1976, quando la kermesse assunse una portata nazionale, il Festival della Canzone Italiana venne trasferito al Teatro Ariston, sua sede attuale.

Sedie casinò di Sanremo palco piante soffitto con vetrate pareti affrescate.

Il Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, primo palcoscenico del Festival della canzone italiana, 1900- 1910.

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Dalida Luigi Tenco scale Casinò di Sanremo pianta finestra.

La cantante italo-francese Dalida (Iolanda Cristina Gigliotti) e il cantante italiano Luigi Tenco scendono le scale del Casinò nel pomeriggio del giorno precedente la morte del cantante, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio. Sanremo, 26 gennaio 1967.

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E il Festival di Sanremo arriva al teatro Ariston

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Il palco dell’Ariston pronto per il suo primo Festival della Canzone Italiana, marzo 1977. Foto courtesy Ariston srl Sanremo

Foto courtesy Ariston srl Sanremo

È il 1977, data storica: il Festival di Sanremo trasloca all'Ariston. Lo fa per l’inagibilità della sede storica, snobbato dalla Rai che ne trasmette solo l'ultima serata, e dall'industria discografica, che non ci crede più. Però va in onda, per la prima volta a colori e per la prima volta con cantanti inattesi, piccoli show personali che diventeranno il pepe delle edizioni successive, ospiti internazionali di grande peso… Tra un successo in ascesa, qualche battuta di arresto, piccoli scandali, conduzioni felici e altre dimenticabili, il Festival di Sanremo continua, anno dopo anno uguale a se stesso e sempre diverso, oggi moltiplicato in tutte le sue configurazioni(la nave Costa, il palco in piazza Colombo, il Casinò, il Glass, Santa Tecla).

Fiori, poltroncine e chandelier

«Avere un teatro ti permette di essere sempre anche l'architetto», dice Walter Vacchino, che, con una laurea in economia e commercio, ha accarezzato il sogno di prenderne un'altra in architettura. Scenografie, materiali, velluti, fiori, luci…«Si crea una comunicazione con lo spettatore, di cui interpreti i desideri. La magia del teatro è questa: l'energia di tutti quelli che ci lavorano è come se venisse raccolta dai mattoni. La materia è magnetica. Il pubblico la sente e la restituisce sotto forma di emozione», continua. Dal punto di vista strettamente architettonico, l'Ariston «cambia i muscoli ma non la pelle». Ovvero: velluti, tendaggi, legni, lampadari (Venini e Barovier & Toso) e specchi sono quelli originali, disegnati all'epoca (cambiano gli impianti, nascosti alla vista). Speciali le poltroncine, disegnate da Walter Vacchino in persona, per prediligere la funzione sulla forma: devono essere facilmente smontabili e trasportabili, con schienali rimovibili, sottili e, ovviamente, comode.

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