Gabriele, il proprietario di casa, ci apre le porte del sue “settimo cielo” all'ultimo piano di una villa veneziana del '500.
Sulla Riviera del Brenta, in prossimità di uno scorcio di paesaggio più che suggestivo, la nobile famiglia veneziana dei Soranzo, a metà del Cinquecento, decise di costruire qui la propria residenza. Una villa imponente, ma al tempo stesso raffinata. Un fulmine a ciel sereno tinto di rosa, un'apparizione elegantissima che ancora oggi domina questo incontrastato paesaggio e che ci ammalia con i suoi affreschi - originali dell'epoca. A pochi passi da questo gioiello veneziano si scorge anche la celebre Villa Pisani di Stra, che incarna con grazia le mode del XVI secolo. «È in questo prezioso frammento di terra che siamo stati chiamati a intervenire» ci raccontano Fabrizio Michielon e Sergio de Gioia, progettisti e founder di MIDE Architetti. «All'interno di questo complesso, che oggi è una residenza privata, ci siamo occupati dell'appartamento all'ultimo piano. Tutto da scoprire».
Per un totale di ben 360 mq questo attico è un vero capolavoro, capace di mescolare fra loro le epoche. «Qui prende vita un progetto che unisce il fascino della storia con la sensibilità del vivere contemporaneo» raccontano gli architetti, propensi al progettare con intelligenza e nel rispetto del mondo (e dell'architettura) che ci circonda. E a proposito di mondi, attorno alla villa si apre un universo verde, fatto di edifici bassi e di giardini all'italiana. Dall'elegante cancello si giunge alla residenza vera e propria per mezzo di un viale in ghiaia. E in fondo, percorrendo una scalinata, si materializza la maestosa facciata, che svela raffinati dettagli rinascimentali e una serie di affreschi raffigurati alcune divinità mitologiche. Se l'involucro appare come un gioiello ricercato e cromaticamente delicato, all'interno la sinfonia cambia rotta: i colori chiari si tingono di marrone, le superfici diventano continue e il legno racconta una storia tutta sua.
Fabrizio e Sergio, di MIDE, ci raccontano come «il recupero dell’antico sottotetto, trasformato in attico, è stato condotto con grande attenzione nei confronti del dialogo tra passato e presente». La prima operazione è stata quella di conservare i soffitti in legno, sia al livello della zona giorno che al livello del soppalco. Oltre che a conservare la propria funzione strutturale, le fitte travi e le capriate sono diventate motore generatore delle simmetrie e delle suggestioni interne di questo appartamento. Che si colora di tutte le sfumature di marrone. Inoltre «le numerose aperture sui quattro lati della villa inondano gli ambienti di luce naturale durante tutto l’arco della giornata, enfatizzando il contrasto tra la solidità della storia e la leggerezza del nuovo intervento».
La rivincita dei materiali
Ad aprirci le porte di casa, e a condurci lungo le scelte artistiche e progettuali, il proprietario di casa Gabriele, che ha lavorato in sinergia con gli architetti. «Questo attico rispecchia il suo proprietario in tutto e per tutto» ci raccontano i progettisti «aggiungendo che il cuore dell’abitazione, per suo volere, è un ampio open space che si affaccia sul fiume». All'interno di questo spazio suggestivo, definito dal soffitto in legno e dalla resina a pavimento, convivono il soggiorno, la sala da pranzo e la cucina. Sul lato opposto, affacciata sul grande giardino si sviluppa invece la zona notte, più raccolta e più intima. Le tonalità di colore sono le stesse lungo tutto il percorso: vincono i marroni, i neutri e i grigi. Ma per godere dello spazio più suggestivo della casa bisogna percorrere qualche gradino, salendo una scala che conduce al soppalco. «Uno spazio ibrido, a metà tra relax e studio, che dialoga direttamente con l'abbaino centrale che si vede in facciata e che domina l'intero appartamento», suggeriscono dallo studio di architettura.
In questa villa veneziana del Cinquecento italiano «è la scelta dei materiali e degli arredi a contribuire (e a definire) l’identità degli interni: la pavimentazione industrial, uniforme e neutra, dialoga con i soffitti di legno scuro, mentre le pareti perimetrali conservano la matericità originaria, grazie a un accurato restauro degli intonaci». I volumi divisori invece, che si riconoscono per la purezza delle linee e per il colore candido, sono volutamente più bassi e lasciano percepire la spazialità del sottotetto senza interromperne la continuità. I progettisti ci raccontano come «Gabriele, il proprietario, è un amante del bello e per questo motivo gli spazi vengono arricchiti dai pezzi iconici del design del Novecento e da piccole sculture materiche. Particolare rilevanza viene conferita alle opere d’arte contemporanea del pittore Lorenzo Puglisi, capace di imprimere negli interni che abitano una forza emotiva unica».
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