Tiffany & co. e il film Frankenstein, la collaborazione che non ti aspetti.
«Pensando a bellezza ed eleganza ci è venuto in mente di coinvolgere Tiffany & Co». Con queste parole Guillermo Del Toro inizia a spiegare la collaborazione per il suo Frankenstein, in arrivo al cinema il 22 ottobre (dal 7 novembre, poi, sarà disponibile su Netflix).
Il regista ci scherza. «Sul set abbiamo avuto più sicurezza per i gioielli che per le star del film», commenta, ma la collaborazione è iconica perché segna la prima volta che la piattaforma di streaming incontra una Maison di gioielleria di lusso.
I gioielli Tiffany & co. per il film Frankenstein
Come ha detto la costume designer Kate Hawley, «i gioielli, come gli abiti, sono un’estensione della persona» e infatti il personaggio di Elizabeth ha illuminato il mondo gotico nato dalla penna di Mary Shelley. La sua interprete Mia Goth ha aggiunto: «Ho indossato queste collane e mi è sembrato che calzassero a pennello, come fossero guanti». Una di esse, per inciso, non è mai stata indossata prima e tutte provengono dagli archivi di Tiffany & Co, risalendo spesso ai primi del Novecento, per coniugare le atmosfere dell’epoca con un tocco di attualità. «Per lei – precisa Del Toro – avevo bisogno di qualcosa d’innegabilmente moderno».
Elizabeth, fidanzata del fratello minore dello scienziato Victor (Oscar Isaac), è colei che porta colore e raffinatezza in un mondo buio. Dolcissima, curiosa e molto emotiva, rappresenta la sensibilità femminile in un universo maschile fuori asse. È lei che vede qualcosa di umano nella Creatura (Jacob Elordi), lei che porta calore – emanandolo anche attraverso il guardaroba e le parure – in uno scenario privo di luce, statico, immobile e quasi disumano.
Gli appuntamenti per il pubblico che celebrano la collaborazione
La vediamo al pianoforte, a tavola o in giro per i sotterranei della dimora del cognato con una forza eterea ma anche molto terrena. E queste caratteristiche vengono esaltate dai gioielli che porta in scena. Per celebrare questo fortunato sodalizio la Maison regala al pubblico due appuntamenti.
Il primo – fino al 3 novembre – è un’installazione immersiva nelle cinque vetrine del flagship della Quinta Strada a New York, dal titolo The Landmark. Il tema portante richiama la vetrata del laboratorio di Victor Frankenstein, esaltata al meglio dopo il tramonto.
Il secondo appuntamento si svolge dal 17 ottobre al 7 novembre nell’Old Selfridges Hotel di Londra. L’esposizione dal titolo Frankenstein: Crafting a tale eternal è nata dalla collaborazione con il filmmaker messicano e mostra opere d’arte, manufatti, rari volumi della libreria antiquaria Peter Harrington e costumi di scena oltre a ricostruzione di oggetti d’archivio di Tiffany & Co. La dicotomia tra luci e ombre viene esaltata in tutto il fascino dei suoi contrasti attraverso un riuscitissimo matrimonio tra settima arte e gioielleria di lusso. Il potere di una storia e il suo impatto visivo vive attraverso suggestioni rare, anzi uniche, per riportare in vita un mito senza tempo che parla di paternità, umanità e anche bellezza.
Frankenstein nella storia del cinema
Il mito di Frankenstein è passato nel corso dei secoli dalla letteratura alla settima arte con oltre 50 film. Tra gli adattamenti più popolari spicca il primo, un cortometraggio muto del 1910 dal titolo Frankenstein, un nome che si ripete nella prima trasposizione sonora ventun’anni dopo passando per La moglie di Frankenstein (1935, di cui è in corso una rivisitazione, The Bride, firmata da Maggie Gyllenhall) e La maschera di Frankenstein (1957) fino alla versione di Kenneth Branagh, Frankenstein di Mary Shelley.
C’è anche chi ne ha fornito un’interpretazione tutta sua, come Mel Brooks con Frankenstein Junior (per la cronaca il film torna in sala a 40 anni dal debutto proprio per Halloween). Anche Tim Burton si è cimentato sull’argomento con il gotico e sensibilissimo Frankenweenie, animazione diametralmente opposta per stile e toni a Hotel Transylvania, che racconta la diversità e la mostruosità in maniera esilarante (la creatura in originale ha la voce di Kevin James, che affianca al doppiaggio Adam Sandler – Dracula e sua figlia Mavis – Selena Gomez). Altrettanto toccante è il film d’animazione in arrivo, Frankie e le creature dimenticate, presentato al Giffoni Film Festival e firmato dall’inglese Steve Hudson, che si è basato sulla graphic novel Stitch Head.
Ma non finisce qui: sarebbe in arrivo anche Frankenstein in Romania, un progetto che vede Sebastian Stan nella duplice veste di creatore e creatura. Mary Shelley (a cui s’ispira l’omonimo biopic con Elle Fanning, su Prime Video) non l’avrebbe mai detto quando, appena diciottenne, due secoli fa, raccolse la sfida di Lord Byron per creare un romanzo horror. L’ambientazione iniziale è tutta italiana: quando la scrittrice ha visitato Napoli ne è rimasta folgorata e ha voluto che nascesse lì il dottor Frankenstein. Non solo al cinema, ma anche in tv (da vedere Penny Dreadful), la leggenda dello scienziato pazzo dilaga e diventa un archetipo della fantascienza. D’altronde l’ispirazione arriva proprio da una conferenza a cui la giovane autrice aveva assistito nel 1814: a Londra aveva partecipato infatti a un congresso su elettricità, gas ed entità soprannaturali.
Qualche anno prima Giovanni Aldini eseguiva nella Capitale britannica esperimenti su cadaveri a cui collezionava elettrodi e il risultato ha a sua volta alimentato l’immaginazione di Mary Shelley fino a portarla alla nascita di Frankenstein.
Guillermo Del Toro definisce la sua interpretazione come un film sull’horror e non propriamente un film horror di per sé. Comunque lo si veda, resta un monumentale omaggio a un racconto senza tempo, che sa parlare di umanità e di attualità senza perdere un grammo del suo smalto.
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