Max Richter e Krug: una serata a Londra fa dialogare musica e champagne
Londra non è mai stata così gloriosamente anacronistica come la notte in cui Every Note Counts ha invaso The Roundhouse a Camden — una rotunda ottocentesca di mattoni gialli e colonne di ghisa, nata nel 1846 come deposito circolare per locomotive e oggi santuario dell’arte performativa.
È un luogo che ha visto mostri sacri della musica come Doors, Pink Floyd e Rolling Stones entrare nella leggenda, e quella stessa leggenda sembra respirare ancora tra i suoi corridoi, attraverso le pareti di mattoni e le scale industriali in ferro battuto. In questa cornice storica, il binomio che più sfida l’ortodossia — musica e champagne — non è un espediente scenografico, ma un principio. Perché Every Note Counts non è un concerto né una degustazione: è entrambe le cose, in un momento di emozione condivisa, dove il gusto, l’udito, l’olfatto e tutti i sensi hanno danzato, in ascolto della stessa sinfonia. Ogni nota, ogni sorso conta, come recita il nome stesso dell’iniziativa — e lascia il segno.
La notizia è arrivata mesi prima della serata esclusiva, andata in scena lo scorso 10 febbraio: Max Richter, tra i compositori più influenti della sua generazione, e Julie Cavil, Cellar Master di Maison Krug, hanno scelto di dialogare come se quella conversazione fosse stata scritta a tavolino dalle cose che contano davvero: tempo, lentezza, rischio, bellezza. «Immergendoci nei rispettivi mondi e scambiando idee, sensazioni e percezioni, abbiamo sviluppato una comprensione più profonda del mestiere dell’altro», spiega Julie Cavil. «Il nostro obiettivo era lo stesso del blending, raggiungere un equilibrio che sembri inevitabile, quando non si può aggiungere o togliere nulla».
La molla che ha mosso tutto il progetto ha un anno di inizio ben preciso: il 2008. Non un anno qualsiasi, ma uno di quegli anni che in Champagne si raccontano con il tono basso, quasi sottovoce, da chi sa di aver visto qualcosa di veramente raro. Un anno fresco, misurato, equilibrato: condizioni che consentono alle uve di maturare con una precisione che molti produttori inseguono per decenni. Julie Cavil insieme al Krug Tasting Committee ha messo a confronto centinaia di parcelle — circa 250 — e oltre 150 vini di riserva, da cui ha estratto tre cuvée emblematiche. «Nel 2008 tutto si è allineato perfettamente», spiega la Cellar Master, «permettendoci di esprimere tre champagne differenti che insieme incarnano appieno la filosofia della Maison». Quelle tre cuvée — Krug Clos d’Ambonnay 2008, Krug 2008 e Krug Grande Cuvée 164ème Édition — sono il manifesto di una filosofia che investe nel tempo e costruisce intensità sensoriale, proprio come chi scrive una sinfonia.
Il viaggio di Max Richter inizia tra Reims e Ambonnay, tra vigneti che sembrano sospesi nel tempo e cantine dove ogni bottiglia racconta una storia di pazienza e artigianalità. Lì scopre da vicino l’autenticità e la generosità di Maison Krug. Camminano tra filari ordinati, visitano la Krug Family House e la nuova cantina Joseph, respirando l’odore della fermentazione e la storia di ogni etichetta. Max incontra il comitato di degustazione Krug e partecipa alle loro sessioni quotidiane: un rito silenzioso, fatto di concentrazione e di attenzione ai dettagli, dove ogni sorso è analizzato come un movimento musicale. Il compositore osserva, annusa, assaggia: gusto, profumo, luce, texture, emozioni. Ogni elemento diventa materiale per la musica, un paesaggio sonoro che si intreccia con quello enologico. E allora i paralleli emergono, le corrispondenze si delineano, e la creazione prende forma. Richter non si è limitato a “mettere soundtrack” su una degustazione. Ha trattato sapore, profumo, luce, temperatura e texture come se fossero note da orchestrare. Clarity è la voce solista: pura, radicale, nitida come il Pinot Nero del Clos d’Ambonnay. Ensemble è l’interplay delle voci, un dialogo tra elementi contrastanti ma complementari, come Krug 2008. Sinfonia è l’orchestra completa: ricca, stratificata, totale — una tela vasta che riflette la composizione della Grande Cuvée stesso. «Nella musica intraprendi un viaggio con una destinazione in mente, ma a un certo punto il materiale prende vita propria», spiega Richter. «Lo stesso vale nel mondo di Julie, pieno di esplorazione, curiosità, pazienza e sfumature».
La serata alla Roundhouse è stata un invito a sentire lo Champagne Krug con lo stesso impegno con cui si ascolta un tempo sospeso di Richter — cioè con l’attenzione piena, senza fretta, senza saltare i passaggi. Quando il gesto che compi con un calice è lo stesso con cui accogli una nota musicale, significa che stai entrando davvero nell’esperienza. E non è un caso se questo dialogo sensoriale ora esiste anche nel documentario su krug.com/maxrichter: un modo per mostrare che Every Note Counts è quasi una disciplina. Maison Krug e Max Richter non stanno semplicemente mettendo in scena uno spettacolo (seppur meraviglioso): stanno progettando un modo di vivere il presente. Nulla è lasciato al caso; tutto è misurato, inciso, pesato come si pesa un’acustica o il tempo di fermentazione. Non è stato facile. Ma quella complessità, quando è espressa bene, si sente. E resta a lungo.




















