Fare fitness in viaggio, lontano da casa, è una categoria precisa del partire e il motore di un’economia florida: il turismo sportivo valeva 918,46 miliardi di dollari a fine 2025 e potrebbe salire a 4,61 trilioni di dollari nel 2035. Lo dicono i dati della società di ricerche Fundamental Business Insights, richiamati a inizio febbraio durante la fiera Bit di Milano, tra i più importanti eventi nazionali legati al mondo dei viaggi.
In questo quadro, l’Europa ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista globale: detiene una quota di mercato vicina al 40% (il 39,1%). Un decollo che si è fatto evidente nell’era post-pandemica, quando il desiderio di muoversi all’aria aperta ha caratterizzato sia il tempo della routine come quello dell’evasione. Il feriale e il festivo.
«Il fitness non dovrebbe mai andare in vacanza, ma accompagnarla. Il viaggio è il momento ideale per muoversi bene. Si dorme meglio, lo stress corporeo diminuisce, la qualità muscolare, se stimolata a dovere, ne guadagna», ragiona Andrea Lomboni, personal trainer, fondatore dello studio Lab54 di Milano, preparatore di vari atleti professionisti.
Il fitness in viaggio è un universo vasto, sfaccettato. Un concetto singolare di abitudini e opportunità plurali, che variano di Paese in Paese. Che possono fare da bussola, spingere a scegliere una nazione anziché un’altra in base al tipo di movimento che s’intende privilegiare: «Le varie aree del Vecchio Continente», conferma Lomboni, «hanno una loro precisa direzione nei percorsi di wellness. Prendiamo l’Europa centrale, che brilla per l’hiking; o la Svizzera, con i suoi spazi nei boschi per allenarsi a corpo libero; fino all’Italia, dove non mancano le opportunità per chi preferisce spostarsi in bicicletta. È chiaro che sono eccellenze, punti distintivi, ma ovunque abbondano le occasioni per il movimento. È questione di volontà, non di offerta». Insomma, un parco per una corsa o un circuito di addominali lo si trova dappertutto.
Eppure, incrociando le statistiche dai database pubblici delle palestre, dei sentieri, dei centri benessere, dei poli votati al sudore, è possibile compilare una piccola - non certo esaustiva - graduatoria delle 10 nazioni europee (più una a fare da bonus) che sono più attrezzate ad accogliere il turismo sportivo e a diventarne una meta elettiva in vista dell’imminente primavera. C’è anche l’Italia, fuori dal podio, ma nei suoi immediati paraggi. Non resta che ricordarsi di mettere l'asciugamano in valigia. E partire.
Francia
Vince la medaglia d’oro del fitness, con circa 38 mila sentieri censiti e quasi 11 mila palestre. Due cifre che compensano il numero meno sostanzioso di ritiri dedicati al wellness, poco più di 100, che sono un terzo rispetto al Paese secondo classificato. Senza dimenticarsi, comunque, che va tenuto in considerazione parecchio altro. A costo zero: un parco dove fare piegamenti, o correre in compagnia della sagoma della Tour Eiffel, già vale il viaggio.
Regno Unito
Qui i sentieri censiti sono diecimila in meno rispetto alla Francia: si attestano intorno ai 27 mila, le palestre registrate sono circa 6.600, ma si contano ben 330 ritiri interamente dedicati al wellness. «Per non parlare», osserva Lomboni, «di operatori specializzati in vacanze focalizzate sul fitness e il benessere, come per esempio il tour operator indipendente Mark Warner».
Spagna
La medaglia d’argento va al Paese che vanta città dai molti pregi e con una caratteristica unica: sembrano disegnate attorno al turismo sportivo. Un esempio eccellente è Barcellona, dove si può praticare persino il surf a un passo dal centro storico. In Spagna i sentieri sono 20 mila abbondanti, le palestre seimila (poco meno del Regno Unito), ma nel terzetto di testa si raggiunge il massimo per la frequenza di retreat dedicati al wellness: 450.
Germania
Non sorprendentemente, qui decolla di nuovo il numero dei sentieri, sfiorando quasi le vette francesi: si arriva a quota 35 mila. C’è invece il record assoluto di palestre, oltre 13 mila, ma i wellness retreat censiti si fermano a 30. «Nulla di cui stupirsi», sottolinea Lomboni: «La Germania, come l’Europa Centrale, è il regno dell’outdoor. Un concetto che si sposa poco con l’idea di confinarsi in una sola area, per quanto vasta e attrezzata».
Italia
«Nel 2025 il turismo sportivo ha registrato una crescita del 3,3%, secondo le analisi congiunte di Enit, Banca d’Italia, Istat e Siae. Il Ministero del Turismo stima per lo stesso anno oltre 479,7 milioni di presenze complessive, individuando proprio nello sport uno dei fattori strategici a sostegno di questi numeri». È quanto si legge in una nota della Bit. Le statistiche censiscono oltre 15 mila sentieri e 4.300 palestre, ben 279 centri wellness. «La Lombardia», prosegue il documento, «si conferma uno dei laboratori più avanzati di turismo sportivo. Accanto ai grandi eventi, la regione ha sviluppato un modello che intreccia sport, mobilità dolce e politiche pubbliche. Il cicloturismo, con progetti come la Ciclovia Vento e iniziative come Enjoy Stelvio Valtellina, contribuisce a diversificare l’offerta e a destagionalizzare i flussi».
Svizzera
Immediato il pensiero alle attività sulla neve, presente ad alta quota non soltanto durante la stagione invernale. I sentieri sono numerosissimi, sfiorano quota diecimila, i wellness retreat si fermano a 32, ma le palestre sono poco meno di 4 mila. «Non bisogna dimenticare», dice Lomboni, «che la maggior parte degli alberghi di buon livello ne ha una. Considerando le grandi camminate che si fanno in montagna, è possibile allora sfruttarle per concentrarsi sulla forza. Gli esercizi mantengono giovani e sani. Su una vacanza della durata di una settimana, il consiglio è andare in palestra almeno due volte».
Portogallo
È il pezzo mancante della Penisola Iberica, al settimo posto della graduatoria con i suoi 7 mila sentieri e le quasi 1.700 palestre, un notevole numero di wellness retreat censiti: ben 297. «In queste mete», ricorda Lomboni, «è molto importante esporsi al sole per sopperire alle carenze di vitamina D». Un esercizio benefico, che non implica nessuna fatica.
Olanda
Pedalare attraversando distese di mulini è già un ottimo programma. La bicicletta, comunque, è lo sport nazionale. Va altrettanto bene a chi vuole camminare o correre nella natura: si contano ben 7.244 sentieri. Non sono pochi, anzi sono tantissimi considerando le dimensioni del Paese. Le palestre arrivano nei dintorni di 2.500, i wellness retreat si fermano a 28.
Svezia
Si può camminare soprattutto in pendenza, ma occhio alla difficoltà dei tanti sentieri (6.800, cifra tonda): alcuni potrebbero essere difficilmente affrontabili per chi ha gambe non ben allenate. L’alternativa è scegliere una palestra (sono 2 mila) o un wellness retreat (23). Entrambi, di regola, vantano una dotazione immancabile: una sauna. I più coraggiosi le accompagnano a shock termici all’aria aperta che, da queste parti, anche in primavera, sono davvero tali.
Austria
L’organizzazione no profit Global Wellness Institute ha riconosciuto una peculiarità specifica al Paese che chiude questa classifica: è la sede degli «Alpine wellness hotels», strutture dedicate al benessere nell’abbraccio delle montagne. Sono una decina, ma tutti di altissimo livello. Come alternativa tornano naturalmente i sentieri (circa 7.300) o le palestre (quasi 1.500). E chi ha fegato, non si limita a camminare in pendenza: si arrampica.
Polonia
È il caso d’eccellenza citato dalla Bit di Milano, il nome fuori dalla top 10 da tenere comunque in considerazione per la prossima vacanza con una quota di movimento: «La Polonia rappresenta un caso emblematico di turismo sportivo integrato e sostenibile. Il Paese ha costruito un’offerta che unisce sport outdoor, natura e territori, dalle attività nei Carpazi, fino al cicloturismo, con quattro grandi direttrici e reti regionali». Per arrivare ovunque al ritmo dei pedali. Far correre il cuore e appagare la vista.
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