Come progettare una cucina a regola d’arte? 5 consigli degli esperti per creare uno spazio slow design
Quali sono le ultime tendenze nel progettare una cucina? Quali sono gli stili, i colori, i materiali più richiesti? Sono le domande più consuete, ma parlare di tendenze in senso stretto è spesso fuorviante. La cucina non è un oggetto “volatile”, ma una parte dell’architettura domestica destinata a restare a lungo. Da questa visione nasce l’approccio dello studio Garcia Cumini, fondato da Cinzia Cumini e Vincent García, direttori creativi di Cesar, che propone l’idea di uno slow design, non come rinuncia al contemporaneo, ma come progetto consapevole, misurato, capace di durare nel tempo, di non stancare e di adattarsi all’evoluzione della vita di chi la abita.
Progettare meno, progettare meglio
Una cucina che non urla, che non insegue la moda del momento, ma che costruisce la propria identità su proporzioni, materiali e funzioni pensate per accompagnare più generazioni, è oggi una scelta non solo estetica, ma anche etica e ambientale. Su questa base si articolano una serie di consigli pratici che Garcia Cumini ci ha fornito per chi si appresta a progettare la propria cucina.
«Uno dei falsi miti più diffusi è che solo l’artigiano o il falegname possano realizzare una cucina davvero su misura. In realtà, oggi molte aziende industriali evolute – come Cesar – lavorano con sistemi modulari profondamente personalizzabili, sia nelle dimensioni sia nelle finiture. L’industria non è sinonimo di standardizzazione rigida, ma di ricerca sui materiali, continuità qualitativa, controllo delle performance tecniche e ampiezza di scelta che spesso un piccolo laboratorio non può permettersi».
Consiglio: quando si progetta una cucina con un architetto o un interior designer, considerare l’azienda produttrice come parte attiva del progetto, capace di rispondere a esigenze specifiche.
«Prima ancora di parlare di layout o materiali, il vero punto di partenza è l’utente. Ordine, pulizia, convivialità, tolleranza al “disordine visivo”, rapporto con la manutenzione: sono aspetti spesso sottovalutati ma decisivi. Non esiste una cucina giusta in assoluto, ma una cucina giusta per quella persona o quella famiglia».
Consiglio: raccontare al progettista abitudini, fissazioni, paure e desideri (anche quelli apparentemente banali) permette di evitare scelte incoerenti, come vani a giorno per chi ama l’ordine assoluto o materiali delicati per chi cerca praticità estrema.
«Ogni materiale porta con sé una visione, una attitudine. I materiali tecnologici (HPL, melaminici evoluti, ceramiche) offrono performance elevate, stabilità estetica e prevedibilità nel tempo. I materiali naturali come legno e marmo, invece, parlano a chi ama l’imprevisto, la variazione, il passare del tempo come valore: nessuna superficie sarà mai identica a un’altra, e il materiale maturerà insieme alla casa».
Consiglio: scegliere i materiali non solo per l’estetica, ma per affinità caratteriale. La cucina non è un set da mantenere perfetto, ma uno spazio vivo, che deve accogliere l’uso quotidiano e il passare del tempo.
«Negli spazi contemporanei – sempre più open e ibridi – la cucina non è più un ambiente separato. Ma, ancora più importante, non è il tavolo il primo catalizzatore della socialità: è il piano cucina. È lì che le persone si fermano, parlano, iniziano la serata, anche quando il progetto prevede un dining formalmente definito».
Consiglio: progettare la cucina pensando a come verrà vissuta nei momenti più quotidiani e spontanei, significa darle una dimensione autenticamente conviviale, non solo funzionale.
«Oggi la cucina non è più uno spazio autonomo, ma un ambiente che dialoga costantemente con il living e la zona pranzo. Progettarla bene significa inserirla in un racconto coerente, fatto di rimandi, continuità e gerarchie visive. Materiali, volumi, proporzioni e dettagli non dovrebbero essere pensati in isolamento, ma come parte di un sistema più ampio, capace di estendersi e risuonare negli altri ambienti della casa senza necessariamente replicarsi».
Consiglio: pensare la cucina come un capitolo di una storia più grande, non come un episodio a sé, permette di creare spazi più armonici e longevi.
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