Donna Italia. L'allegoria della Penisola dall'antichità ai giorni nostri, Costabissara (Vi), Angelo Colla editore, 2011.
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208 pages
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Related papers
Bibliothecae.it, 2019
restituita. Fonti per la storia delle donne, 14), ISBN 978-88-331-3051-4, € 34.
2024
Di Egenanda è notevole, innanzitutto, il nome che porta. Non era attestato in nessuna fonte storica diretta o indiretta prima che, scritto coi caratteri della 'nuova scrittura comune' romana, esso venisse alla luce, pochi anni fa, su un frammento di papiro documentario latino 1. Egenanda è vissuta nel VI secolo, non molto oltre la sua metà: lo si può affermare per il modo in cui fu scritto 'nero su bianco' il suo nome e tutto il resto, per la forma dei segni alfabetici, insomma, e per il tracciato che li ha legati l'uno all'altro 2 , eseguito da una mano anonima contro le fibre vegetali 3. Il suo nome si legge intero e chiaro almeno in due dei tre luoghi in cui esso ricorre nel testo 4. Non è raro per quest'epoca e nella tradizione occidentale che un nome personale sia attestato in un testo soltanto, specie se si tratta di un nome di origine non latina com'è evidentemente il nostro. Non è per questo, infatti, che il nome sia degno di nota. Lo è perché trattiene chiusa, e segreta, ancora, una parte di sé. I germanisti cui mi sono rivolta per tentare di conoscere meglio Egenanda 5-e il frammento che rivela (anche) la sua esistenza-mi hanno-* Per comporre questo ritratto-il mio piccolo dono a Paola-ho reimpiegato tessere sparse di una ricerca da me di recente condotta nell'ambito di un progetto finanziato dallo European Research Council nel programma Horizon 2020 (ERC-2017-AdG NOTAE, G. A. n. 786572, PI Antonella Ghignoli), poi confluita nella monografia citata nella nota 1. 1 Si tratta del papiro di Vicenza, edito, tradotto, commentato e studiato in DE ROBERTIS, GHIGNOLI, ZAMPONI 2024. Il papiro sarà d'ora innanzi indicato con la sigla P.Vic. Altri papiri saranno citati, come di norma, con le sigle indicate nella Checklist of Editions. 2 Sulle caratteristiche della scrittura e sulle ragioni per una datazione v.
L'obiettivo della ricerca è quello di ricostruire, attraverso l'epigrafia e l'iconografia funeraria, l'identità sociale di alcune donne e bambine mutinensi vissute tra l'età augustea e il IV secolo d.C.
The subject of the study is a devotional miscellany published in Milan in 1639 as the work of a «devout religious», but which can be attributed with certainty to the authorship of the Jesuit Gregorio Ferrari (1580-1659): a figure at the centre of the religious ferments of the city's community, whose commitment to the spiritual direction of nuns and lay penitents in search of perfection was already known. Based on the continuous alternation between poetic inserts and an apparatus of exegetical-edifying commentary in prose, the corpus of material offered by the Cetra delle divine lodi was intended to meet the support needs of a heterogeneous public, which found particularly strong agreement in the female devotee world, as documented by significant documentation on the fortune the text had known.
Un ringraziamento speciale va a Patrizia Staffilani, a Vienna Tordone e a Marida De Menna che hanno condiviso in prima persona, con intelligenza e affetto, i problemi e le scelte di un progetto scaturito da una lunga esperienza didattica. Ringrazio infine la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo-Chieti per la cortese e sollecita collaborazione prestata nel corso della ricerca.
Omaggio alla Donna Soggetti femminili nella pittura veneta tra Ottocento e Novecento, da Lancerotto a Milesi, 2019
All’interno del circuito del “Marzo Donna” promosso dal Comune di Venezia, presso il Palazzo della Provvederia di Mestre l’associazione ArteCultura Veneta presenta la mostra “Omaggio alla Donna: Soggetti femminili nella pittura veneta tra Otto e Novecento” a cura di Marco Dolfin e Luca Sperandio. il filo conduttore dell’esposizione è la molteplicità di rappresentazione del genere femminile nella pittura veneta a cavallo tra la seconda metà del Ottocento e i primi decenni del Novecento. Si potranno dunque ammirare svariate raffigurazioni delle tipiche popolane veneziane, spesso colte nel momento dei loro lavori all’aperto per le rive o i campielli; immagini che divennero così rappresentative della città lagunare che vennero diffusamente stampate nelle cartoline d’inizio Novecento. Nell’entroterra veneto, l’immagine della popolana veneziana lascia spazio a soggetti femminili agresti, giovani contadinelle, altrettanto affascinanti, sospese in un suggestivo clima pastorale-bucolico come vediamo in alcune delle opere esposte di Noè Bordignon (1841 – 1920). La mostra prosegue poi con una serie di dipinti dedicati ad un modello femminile non più popolaresco, ma al contrario borghese; donne che sfoggiando eleganti abiti e preziosi gioielli diventano raffinate interpreti della moda del loro tempo. Tra queste troviamo la bellissima donna con ventaglio di Egisto Lancerotto (1847 – 1916), dipinto inedito dell’autore, e il capolavoro di Pietro Pajetta (1845 – 1911) Il ventaglio bianco. Una ventina le opere esposte, molte delle quali inedite e dunque esposte al pubblico per la prima volta concesse in prestito da collezioni private e Gallerie d’arte. Tra gli artisti rappresentati Noè Bordignon, Eugenio de Blaas, Luigi Nono, Egisto Lancerotto, Luigi Serena, Alessandro Milesi, Alessandro Zezzos, Pietro Pajetta, Cesare Laurenti, Umberto Zini, Vittorio e Romolo Tessari, Napoleone Girotto ed altri.
2012
La concezione della natura e delle relazioni umane di Dora Russell mira a non reprimere gli istinti, ma a guidarli con l'intelligenza, l'educazione, la democrazia. Questa visione distica della vita in cui il sesso è parte determinante della personalità individuale e relazionale viene condensata nel pamphlet "Ipazia e la guerra tra i sessi", scritto nel 1925.
Facendo interferire tra loro i non molti dati verificabili della biografia di Rita di Cascia (ca. 1380-1457), trasmessi da un’ampia narrazione di carattere agiografico, si può ipotizzare e con buone ragioni che il suo pellegrinaggio a Roma – uno tra i pochi dati sicuri del racconto – abbia coinciso con l’anno santo del 1450 e, più esattamente, con la canonizzazione di Bernardino da Siena, uno degli eventi centrali del giubileo di Niccolò V (1447-1455). La canonizzazione fu voluta fortemente da Giovanni da Capestrano per consacrare la santità del Senese, ma anche per ratificare al contempo l’Osservanza francescana e il rientro del “francescanesimo spirituale” in seno alla Chiesa alla quale, con la predicazione e con l’esempio, il vasto movimento bernardiniano stava riconducendo le grandi masse popolari.
donne di venezia 84 veronica franco Conosciuta e famosa, fino all'inizio del secolo scorso, più per le sue abilità amorose che per la sua produzione poetica, Veronica è una delle voci femminili più originali del suo tempo. Nata nel 1546 da famiglia "cittadinesca" quindi di buona posizione sociale, sia Veronica che la madre Paola compaiono nel Catalogo di tutte le principal et più honorate Cortigiane di Venetia, dove ambedue richiedono la stessa tariffa (due scudi) e Paola è mezzana di se stessa e della figlia, a Santa Maria Formosa, con ogni probabilità in una casa sul campo. Sposata con Paolo Panizza, a 18 anni ne è già separata; raggiunge l'apice della fama come cortigiana nell'estate del 1574 quando la Repubblica di Venezia inserì tra le feste e le regali accoglienze per Enrico iii, re di Francia, anche una notte con una cortigiana: Veronica fu la prescelta. Tra i suoi frequentatori troviamo nomi di personaggi importanti, anche a livello letterario. Pubblicò nel 1575 un volume di Terze rime, con 18 capitoli suoi e 7 di suoi interlocutori, in cui si dichiara seguace di Apollo (poesia), ma ancor più di Venere (amore) e, nel 1580, uno di Lettere, secondo la tradizione del tardo Cinquecento, prive del nome del destinatario (a esclusione di due: a Enrico iii e a Tintoretto). Abitò a Venezia in diversi luoghi: oltre a Santa Maria Formosa, nel 1564, quando detta il suo primo testamento, risiede a San Marziale, nel 1574 è a San Giovanni Grisostomo, nel 1580, quando viene accusata dal precettore dei suoi figli di fare pratiche stregonesche, abita a San Giovanni Nuovo, nel 1582 a San Samuele e nel 1591, quando compare nei Necrologi del magistrato alla Sanità (deceduta dopo 20 giorni di febbre), risulta domiciliata a San Moisè. Veronica, negli ultimi anni della sua vita, aveva denunciato al Sant'Uffizio un suo vicino di casa, accusandolo di aver fatto malefici a un giovanetto suo «fio de anema». La firma in calce, che doveva essere autenticata, non assomiglia per nulla a quella che compare nel documento in cui propone un lascito per la Casa del Soccorso delle meretrici pentite, e sfata il mito di Veronica ravveduta e convertita alla fine della sua esistenza. dp

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Nicoletta Bazzano